Gruppo Sada
Blog
Andrea Pastore 28/02/2022
Riciclo carta e cartone: la situazione in Italia
A che punto è la situazione del riciclo di carta e cartone in Italia?
Il tasso di riciclo di carta e cartone nazionale è risultato a quota 87,3% nel 2020, in anticipo di oltre 10 anni sull’obiettivo europeo fissato all’85% per il 2030, nonostante le difficoltà aziendali e le chiusure degli ultimi due anni. A confermarlo i dati del Rapporto Unirima del 2021.
Riciclo di carta e cartone: il Rapporto Unirima 2021
Il Rapporto Unirima del 2021 mette in evidenza le qualità del settore del recupero e riciclo della carta da macero con circa 600 impianti, ed è in continuo sviluppo. Nonostante la pandemia da Covid-19 il settore è riuscito a raggiungere gli obiettivi fissati dall’Unione Europea per il 2030, confermandosi leader nel comparto dell’economia circolare. Determinante la regolamentazione del settore di quest’ultima con l’approvazione del decreto End of Waste e il recepimento del Pacchetto Economia circolare. Secondo Giuliano Tarallo, i prossimi mesi saranno cruciali per l'Italia.
Attraverso il PNRR e gli investimenti derivanti, si darà il via ad un ciclo virtuoso già iniziato dalle imprese Unirima. Per quanto riguarda la crisi climatica e ambientale, il sistema-Paese deve considerare la transizione ecologica una priorità non rinviabile. Infatti, il PNRR pone le condizioni strutturali per fare del settore del recupero e riciclo dei materiali il fulcro di una nuova stagione industriale circolare. Per liberare le enormi potenzialità dell’economia green, il Paese si troverà davanti alla sfida di garantire la competitività al mercato soprattutto per l’ammodernamento degli impianti.
Raccolta differenziata di carta e cartone: un po’ di numeri
- 7 milioni di tonnellate: il numero totale della raccolta di carta e cartone nel nostro Paese, tramite i canali domestici e industriali.
- 6,77 milioni di tonnellate: è la quantità di carta da macero in uscita dagli impianti di recupero nel 2020, di cui il 73% riutilizzata nel mercato interno e il rimanente 27% viene esportato. Per carta da macero si intende materia prima secondaria con la quale è possibile ottenere carta riciclata come prodotto finale.
- 87,35%: è il tasso di riciclo degli imballaggi cellulosici nel 2020 in Italia supera la quota europea annuale, che ti attesta al 73,9% nell’anno.
- 600: sono gli impianti di riciclo distribuiti su tutto il territorio nazionale che hanno permesso di produrre ben 6,8 milioni di tonnellate di carta da macero, favorendo così un incremento del 3,2% nel 2020 rispetto all’anno precedente.
L'Italia non disponendo di risorse per le materie prime, è da sempre in prima linea nell’ambito della sostenibilità e nel sostegno dell’economia circolare, puntando quindi al recupero e riutilizzo della carta. Ciò ha permesso di ottenere, allo stato attuale, un comparto super efficiente: come prodotto interno esporta ben 1,81 milioni di tonnellate di materia prima secondaria di alta qualità. Il settore è rappresentato da piccole e medie imprese specializzate, per un valore di produzione aggregato che si aggira sui 4 miliardi e vede coinvolti circa 20.000 addetti ai lavori.
L’Italia della raccolta differenziata e del riciclo di carta e cartone: il 26° Rapporto Comieco
Il 2020 ha confermato quanto la raccolta differenziata sia ormai un’abitudine consolidata per tutti gli italiani, con una resa pro capite media pari a 57,2 kg/ab-anno. L’Emilia-Romagna è la regione con la migliore raccolta pro-capite nazionale con una resa di 82,1 kg/abitante.
Il riciclo nel Sud Italia continua la sua crescita, con un incremento del 4% nell’ultimo anno. Nel 2020 la raccolta al Sud supera per la prima volta le 900 milioni di tonnellate, anche se il dato pro-capite resta tuttavia ancora inferiore alla media nazionale (43,0 kg/ab-anno).
Consulta qui il 26°Report Comieco.
La sostenibilità è da sempre uno dei valori fondamentali del Gruppo Sada che guida tutte le attività svolte passo dopo passo. La consapevolezza dell’importanza di salvaguardare l’ambiente, garantisce che tutte le attività svolte non danneggino gli equilibri naturali.
Andrea Pastore 24/02/2022 0
Il Packaging Sensoriale: cos'è e perché è fondamentale
Andrea Pastore 31/01/2022
Industrial Decarbonization Pact: un passo avanti per la produzione di carta e cartone sostenibile
“Sostenibilità” e “decarbonizzazione” sono le due parole chiave che guideranno la rivoluzione industriale. In ogni ambito produttivo, infatti, le aziende dovranno investire in ambito di sostenibilità per ottenere risultati che possano limitare l’impatto ambientale.
Che cos'è Industrial Decarbonization Pact?
L’Industrial Decarbonization Pact è un’alleanza che vede impegnate le industrie italiane nel comune impegno di ridurre le emissioni ed essere uno dei fattori acceleranti per la transizione ecologica del Paese.
In tal senso, si sono unite nella lotta al cambiamento climatico e alla riduzione dei gas serra industrie operanti nel settore dell’acciaio, della carta, del cemento, della ceramica, della chimica, le fonderie e per finire le industrie del vetro.
Questa unione è strategica perché unisce tutte le aziende verso un comune obiettivo di sviluppo volto alla sostenibilità ambientale, sociale ed economica.
Perché l’industria deve essere il motore della transizione ecologica?
Le industrie che abbiamo precedentemente citato rivestono un pezzo importante del tessuto economico italiano. Nel dettaglio, le industrie del comparto offrono occupazione a circa 700 mila persone, grazie alle quali producono circa il 5% della ricchezza italiana.
L’attuazione di un piano di investimenti importante e mirato potrebbe aiutare a ridurre le emissioni delle loro attività del 40% sostenendo ben 150 mila posti di lavoro.
Da quanto finora detto ci accorgiamo che il settore dell’industria è cruciale per il nostro Paese, costituendo la base di diverse filiere produttive. In tal senso, è fondamentale partire da questi settori per accelerare e completare la transizione ecologica, non solo a livello nazionale ma anche in riferimento agli obiettivi europei.
L’attività di queste industrie, come è noto, può essere un veicolo di produzione di gas che influiscono sul clima. Molte industrie si stanno impegnando nel diminuire le proprie emissioni sia certificando i processi di produzione e sia intraprendendo politiche di maggior sostenibilità cercando di armonizzare gli aspetti economici, sociali e ambientali connessi con la propria attività, le comunità locali e il territorio in cui incide il business.
Bisogna tener conto che tali settori sono spesso a monte e a valle dell’intera filiera produttiva. Se prendiamo il settore della carta e degli imballaggi in cartone, questo è fondamentale sia per la movimentazione merci, sia per la realizzazione di packaging per l'eCommerce e la produzione di packaging primario per tutti i prodotti che troviamo sugli scaffali dei negozi della piccola e grande distribuzione. Allo stesso tempo, il settore della carta è anche cruciale per il recupero, il riciclo e il riutilizzo della materia prima, così da immettere sul mercato un prodotto che abbia un ciclo di vita circolare.
Creando un ciclo virtuoso che possa rendere riutilizzabili le materie prime che vengono gettate dopo l’utilizzo, si pongono le basi per uno sfruttamento delle risorse più consapevole e mirato.
Proprio perché i settori industriali che abbiamo citato sono cruciali per l’economia e svolgono un ruolo fondamentale nell’ambito della circolarità, è necessario attuare una strategia a lungo termine che possa ridurre l’impatto ambientale dei settori più energivori, così da preservare il loro ruolo economico e sociale.
Tutto questo soprattutto in vista degli obiettivi europei, dettati dall’Agenda 2030, che richiederanno uno sforzo massiccio, che se non accompagnato da azioni di sostegno adeguate, non potrà avere impatto sulla sostenibilità dell’industria italiana.
Qual è l’ostacolo maggiore che incontra il processo di decarbonizzazione?
A questo punto è lecito chiedersi: qual è l’ostacolo principale che ostacola la decarbonizzazione? Sicuramente al primo posto troviamo una burocrazia lenta e farraginosa. Non aiutano le opposizioni da parte delle comunità locali, che spesso bloccano lo sviluppo di nuovi impianti per le energie rinnovabili.
In tal senso è cruciale, in particolar modo per i settori più energivori, la creazione di impianti di energia rinnovabili che accelererebbero la riduzione delle emissioni di CO2, così da permettere il raggiungimento degli obiettivi prefissati per il 2030.
Come abbiamo detto in precedenza, ci sono diverse cause che rallentano la transizione economica. Anzitutto troviamo le lungaggini dal punto di vista burocratico. Il percorso che autorizza un impianto rinnovabile ha una durata di 7 anni circa. I costi relativi alla realizzazione sono fra i più alti in Europa.
La lentezza è dovuta, per esempio, alle moltiplicazioni dei centri decisionali, per cui talvolta il percorso si trasforma in una lotta tra enti locali e regionali. Inoltre, i lavori possono essere arrestati dopo la loro approvazione dalle soprintendenze ai beni culturali, che agiscono in base a linee guida anacronistiche e che non sono allineate con lo sviluppo e il progredire dei bisogni sociali e ambientali.
Come la lotta al cambiamento climatico rappresenta un’occasione di crescita economica?
Il rallentamento della transizione ecologica blocca anche un’azione seria e mirata di contrasto al cambiamento climatico.
Proprio quest’ultimo potrebbe rappresentare un’occasione di crescita economica, poiché saranno sempre più richiesti profili professionali orientati alla valutazione e alla programmazione di performance industriali più sostenibili.
Sia il settore delle energie rinnovabili, sia l’industria stessa, ma anche il settore economico, avranno bisogno di profili professionali in grado di sviluppare competenze tecniche, ma anche competenze di tipo manageriale, nell’ambito della creazione di strategie che renderanno più sostenibile la produzione industriale pur preservando gli obiettivi di crescita e di sviluppo.
Andrea Pastore 21/01/2022
Etichettatura ambientale degli imballaggi: quali sono le novità
Il 1° Gennaio 2022 sarebbe dovuta entrare in vigore la nuova etichettatura ambientale che recepisce la Decisione 129/1997/CE. Tale adempimento riguarda tutti gli imballaggi, che dovranno presentare una codifica alfanumerica che ne faciliti il conferimento nella raccolta differenziata.
Che cosa prevede la nuova etichettatura ambientale e a cosa serve?
Tutti gli imballaggi, in base alla decisione europea, dovranno riportare una codifica alfanumerica che identifica il tipo di materiale. Ciò consente di ottimizzare al meglio la raccolta differenziata, così da raggiungere alti livelli di recupero anche per quanto riguarda il settore degli imballaggi.
In alcuni casi le informazioni possono essere impresse direttamente sul packaging oppure possono essere apposte su un supporto esterno. Non ci sono indicazioni riguardo gli aspetti grafici come:
- forma;
- colore;
- dimensioni.
Il concetto principale è che le informazioni devono essere chiare, in particolare se il packaging riveste un prodotto B2C: in questo caso, c’è bisogno di fornire all’utente più indicazioni possibili, ma soprattutto in maniera chiara e leggibile.
Per quanto riguarda la dimensione dei caratteri, non è prevista indicazione, ma si invitano i produttori di imballaggi a tenere a mente le specifiche tecniche indicate dalla normativa relativa all’etichettatura degli alimenti.
Dove deve essere applicata la nuova etichettatura ambientale?
Come abbiamo detto in precedenza, l’etichettatura ambientale va applicata su qualsiasi tipo di imballaggio, anche su quello per l’eCommerce.
Bisogna fare attenzione alle diciture “biodegradabile” e “compostabile” perché prevedono due modalità differenti di smaltimento. Per i packaging poliaccoppiati deve essere presente la modalità di smaltimento di ogni parte dell’imballaggio.
Un esempio può essere rappresentato dal riso, che generalmente presenta un contenitore in plastica sottovuoto rivestito da un astuccio in cartone.
Inoltre, si rimanda il consumatore a visionare i regolamenti comunali vigenti in merito allo smaltimento di prodotti poliaccoppiati, in particolare quelli che presentano diversi materiali che non possono essere separati manualmente.
Che cosa è stato stabilito dal decreto “Milleproroghe” in termini di etichettatura ambientale?
In data 30 dicembre 2021, sulla Gazzetta Ufficiale è stato pubblicato il Decreto-legge n. 228, anche conosciuto con il nome DL “Milleproroghe”. Tale decreto-legge ha previsto il rinvio di alcune scadenze, tra cui la sospensione dell’obbligo di etichettatura ambientale degli imballaggi fino al 30 giugno 2022.
Oltre a questa proroga, viene concessa alle aziende operanti nel packaging la possibilità di continuare a effettuare la commercializzazione dei prodotti privi dei nuovi requisiti di etichettatura ambientale.
Il provvedimento si applica agli imballaggi già immessi in commercio o già provvisti di etichetta al 1° luglio 2022, al fine di consentire l’esaurimento delle scorte. La disposizione è completata con l’emanazione di un decreto, la cui natura non è regolamentare, che porta la firma del Ministro della Transizione Ecologica, affinché siano adottate linee guida tecniche per la corretta etichettatura degli imballaggi.
Questa proroga avvantaggia le aziende che hanno bisogno ancora di eliminare scorte di imballaggi, oppure che stanno adeguando la linea di produzione in maniera da conformarsi alla decisione europea.
Andrea Pastore 11/12/2021 0