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seo 24/11/2023 0
Rete 100% Campania: guarda il video
Andrea Pastore 17/11/2022
Italia-UE scontro sugli imballaggi: cambiare strada è opportuno?
Il nuovo Piano d’azione europeo per l’economia circolare intende garantire che “tutti gli imballaggi sul mercato UE siano riutilizzabili o riciclabili in modo economico entro il 2030”. Questo regolamento disciplinerà uso, reimpiego e riciclo di contenitori ed imballaggi e verrà rilasciato il prossimo 30 novembre come parte del pacchetto sull’economia circolare. Esso nasce dalla volontà di ridurrela quantità di imballaggi immessi sul mercato, promuovere il loro riutilizzo anche con l’uso di sistemi di deposito fino al riciclo, mantenendo la qualità della materia prima seconda impiegata.
Se sarà approvato avrà delle conseguenze importanti sulla manifattura ed il commercio perché punta sul modello di riutilizzo degli imballaggi a scapito di quello di riciclo.
L’Italia tasso di riciclo per gli imballaggi al 70%: dalla discarica al sistema integrato Conai
L’Italia è un paese privo di materie prime che ha fatto da sempre di necessità virtù, diventando trasformatrice e sviluppando il sistema del riciclo. Ha una grande tradizione di riciclo perché di fatto produce beni alimentari, quindi deperibili. Le merci che produce sono acquistate ed apprezzate da tutto il mondo e devono viaggiare integre, sicure e senza possibilità di contaminazione. Il sistema consortile italiano Conai è un sistema di eccellenza che opera da 25 anni, rappresenta la filiera produttiva dell’imballaggio e raggruppa circa 3.300 aziende. Ha segnato il passaggio da un sistema di gestione basato sulla discarica ad un sistema integrato, che si basa sulla prevenzione, sul recupero e sul riciclo dei sei materiali da imballaggio: acciaio, alluminio, carta, legno, plastica-bioplastica e vetro.
In Italia coinvolge oltre 700.000 aziende ed impiega 6 milioni di addetti. Grazie a Conai, il nostro Paese ha raggiunto un tasso di riciclo per gli imballaggi pari a circa il 70%, raggiungendo con 9 anni di anticipo gli obiettivi europei per il 2030. Tra i materiali più virtuosi, vi sono il vetro e la carta. Merito di questo sistema, è il recupero del 76,6% del vetro (75% è il target 2030) e l’85% di carta e cartone (già raggiunto il target 2050), mentre sul riciclo di altri materiali, tra cui quello della plastica, vengono impegnate 350 imprese.
A supporto, Conai e altri dati di sistemi indipendenti di raccolta e riciclo dicono che il riutilizzo degli imballaggi è praticato in tutti i casi in cui vi sia un senso logistico, economico o ambientale e l’Italia è il Paese a maggiore efficienza nel rigenerare nuove materie prime in materiali usati. Se si somma al riciclo anche il recupero energetico, il totale degli imballaggi sottratti alla discarica diventa dell’83,7%, quasi 11 milioni di tonnellate, pari a 7 imballaggi su 10.
Una scelta che va supportata e giustificata da dati: il riutilizzo è sostenibile?
Siamo solidali con chi afferma che il riutilizzo può essere uno strumento importante ma non l’unico. È strettamente necessario tenere conto delle ripercussioni ambientali ed economiche, della tipologia dei prodotti e della situazione reale in cui si trovano le imprese. Inoltre, le scelte devono essere supportate da valutazioni tecnico scientifiche che consentano a parità di diritti ambientali, di perseguire quei modelli che comportano benefici maggiori sotto il profilo economico e sociale. Sarebbe prima necessario avere risultanze adeguate sul reale rapporto tra impatti ambientali e costi/benefici che derivano da questi sistemi. Qualora dovesse essere favorito il riuso, dove verranno portati tutti gli imballaggi che prima erano virtuosamente destinati al riciclo?
Inoltre, meno di un anno fa, il PNRR ha previsto investimenti per 2,1 miliardi di euro per migliorare la capacità di gestione efficiente e sostenibile dei rifiuti e il paradigma della circular economy. Queste risorse puntano a finanziare progetti per il rafforzamento delle infrastrutture per la raccolta differenziata e l'ammodernamento o lo sviluppo di nuovi impianti di trattamento, colmando il divario tra Nord e Sud del Paese e realizzando progetti flagship altamente innovativi per le filiere strategiche. Attualmente, il Ministero della transizione ecologica sta chiudendo le graduatorie per l’erogazione dei finanziamenti. Con questa azione afferma che se il modello nazionale basato sulla raccolta differenziata funziona, come quello del riciclo, la normativa comunitaria deve supportarlo e non sostituirlo con uno nuovo dall’efficacia incerta.
Fonte: Il Sole 24 Ore – www.conai.org - https://ec.europa.eu
Andrea Pastore 20/10/2022
Biopolimeri modificati per la realizzazione di una Linea di innovativi prodotti.
Nell’ambito del progetto dal titolo: "BIOpolimeri modificati per la realizzazione di una Linea di innovativi prodotti." (BIOLINE) si richiedono offerte per la prestazione relativa alla rettifica di una coppia di cilindri (impianto ondulatore AGNATI MASTER di Pacinotti) profilo onda E - sistema RVL- con rivestimento in carburo di tungsteno con fornitura e pre-montaggio di kit cuscinetti, bussole di pressione, paraoli e grasso Krytox necessario al primo riempimento. Da quotare anche installazione, start-up e trasporto.
Le specifiche tecniche saranno disponibili previo appuntamento.
Andrea Pastore 27/09/2022 0
I mobili di cartone e il design
Andrea Pastore 22/09/2022
Manifestazione di interesse finalizzata all’inserimento di personale formato e qualificato
Il Gruppo Sada è da sempre radicato sul territorio, legato alla terra e convinto che qui vi sia un enorme potenziale, soprattutto nelle persone che la abitano. Il territorio campano, da tempi lontani, ha una naturale vocazione per il settore Agro-Alimentare, grazie alle opportunità che questo offre in termini di coltivabilità, spazi e clima.
Un settore questo, che ha assistito nel tempo ad un naturale incremento e sviluppo. Nonostante ciò, l’offerta di figure tecniche specializzate è di gran lunga inferiore alla domanda delle stesse. C’è lavoro, servono figure specializzate, ma queste vengono inesorabilmente a mancare.
A tal proposito Confindustria Salerno ha intercettato l’interesse condiviso delle imprese campane, così da costituire nuove fondazioni d’Istruzione Tecnica Superiore, gli I.T.S. TE.LA. (Territorio del Lavoro) e l’attivazione di nuovi percorsi nel periodo 2022/2025.
Tutto questo, ne siamo certi, contribuirà a formare nuove figure, a seminare per poi raccogliere i meravigliosi frutti della nostra terra.
Ma cerchiamo di capire meglio cosa sono gli I.T.S. e quali opportunità offrono nel concreto.
Cosa sono gli I.T.S.
Gli I.T.S. sono scuole d’eccellenza ad alta specializzazione tecnologica post diploma, previste dal decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri introdotto il 25 gennaio 2008. Si tratta quindi di istituti che hanno l’obiettivo di formare nuove figure specializzate per ciò che concerne il settore Agro-Alimentare.
L’obiettivo, naturalmente, è quello di permettere, a giovani e no, di specializzarsi e trovare un’occupazione che permetta di sostentarsi, evitando così di essere costretti a lasciare la propria terra.
Nello specifico, per la provincia di Salerno, gli ambiti di intervento saranno tre, focalizzati sull’Area Nuove tecnologie per il Made in Italy:
- Tecnico Superiore per la sostenibilità del sistema agro-alimentare
- Tecnico Superiore per la transizione tecnologica del sistema agro-alimentare in chiave 4.0
- Tecnico Superiore per il controllo della qualità dei prodotti e dei processi.
Il Gruppo Sada, in particolare, ha scelto di partecipare attivamente alla formazione di figure specializzate "PER IL CONTROLLO DELLA QUALITA’ DEI PRODOTTI E DEI PROCESSI”. Si tratta senza dubbio di un settore in forte crescita che offre opportunità concrete di lavoro.
La formazione sarà variegata e caratterizzata sia da lezioni teoriche, che da una parte pratica per introdurre correttamente e agevolmente il candidato nel mondo del lavoro.
Attraverso lezioni didattiche, moduli formativi ed opportunità di stage in azienda, l’allievo sarà formato sulla gestione e l’implementazione di sistemi di controllo qualitativo dei prodotti e dei processi di filiera.
L’obiettivo è quello di formare il tecnico a 360 gradi per renderlo una risorsa valida per le aziende del settore Agro-Alimentare.
Nel dettaglio, il tecnico sarà in grado di utilizzare le tecnologie per l’analisi dei dati e monitorare i processi di impresa: tutte informazioni che risulteranno utili per direzionare lo sviluppo dei prodotti di filiera.
L’importanza della formazione
Noi del Gruppo Sada siamo fermamente convinti che la formazione e la specializzazione siano alla base del futuro.
Senza le giuste skills e competenze, è impossibile entrare nel mondo del lavoro, un mondo che viaggia ad una velocità sempre maggiore e che richiede quindi verticalità e competenza nel proprio settore.
Siamo certi che offrire i giusti mezzi a chi ha intenzione di specializzarsi, sia il modo migliore per creare lavoro, garantire un’occupazione gratificante ai candidati e far sì che le aziende possano contare su figure realmente utili e competenti.
Dopo il successo ottenuto con il Master MATESPACK – Materiali e Tecnologie Sostenibili per Packaging polimerici e cellulosici, presso il Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università degli Studi di Salerno che ha annunciato già la sua quarta edizione, il Gruppo crede che perseguire questa strada, cioè creare valore all’interno del proprio bacino di influenza, sia la giusta direzione.
Andrea Pastore 29/07/2022 0
L’etichetta ambientale obbligatoria nel packaging
Andrea Pastore 21/06/2022
Tassonomia verde e obblighi contabili: cosa si intende?
Tassonomia Unione Europea; dal parlamento arrivano le indicazioni alle imprese per una transizione socialmente sostenibile.
Che cos’è la tassonomia verde?
La tassonomia verde è quell’enorme piano di regole e normative che nel Marzo del 2018 è stato lanciato dall’Unione Europea sotto il nome di: “action plan on sustainable finance”.
In pratica si tratta dell’impegno da parte dell’UE e degli stati membri di ridurre l’impatto ambientale dell’economia del nostro continente.
Il termine “tassonomia” nasce proprio dalla classificazione delle attività economiche che – secondo l’ UE – possono essere definite “ecosostenibili”.
Un vademecum insomma che spieghi in modo chiaro ad imprenditori e politici quali sono le attività economiche sulle quali investire che contribuiscono ad avere un’economia che non sia di impatto negativo sull’ambiente.
La normativa sulla Tassonomia Verde è entrata in vigore il 13 luglio del 2020, attraverso la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale europea del regolamento 2020/852.
In tale normativa si legge tra le altre cose che ogni attività economica facente parte della classificazione indicata deve rispondere a precisi criteri tecnici grazie ai quali sarà attribuito il bollino di attività sostenibile.
Cosa si intende per tassonomia delle attività sostenibili?
La tassonomia è quindi, una classificazione comune a livello UE delle attività economiche che possono essere considerate sostenibili dal punto di vista ambientale. È concepita come strumento per guidare le scelte di investitori e imprese in vista della transizione verso una crescita economica priva di impatti negativi sull’ambiente e, in particolare, sul clima.
Quali sono gli obiettivi della tassonomia europea?
Le attività commerciali vengono selezionati in base alla possibilità di contribuire a sei obiettivi ambientali identificati dalla Commissione Europea:
- mitigazione del cambiamento climatico;
- adattamento al cambiamento climatico;
- uso sostenibile e protezione delle risorse idriche e marine;
- transizione verso l’economia circolare, con riferimento anche a riduzione e riciclo dei rifiuti;
- prevenzione e controllo dell’inquinamento;
- protezione della biodiversità e della salute degli eco-sistemi.
Per essere eco-sostenibile, quindi, un’attività deve soddisfare almeno quattro criteri:
- contribuire positivamente ad almeno uno dei sei obiettivi ambientali;
- non produrre impatti negativi su nessun altro obiettivo;
- essere svolta nel rispetto di garanzie sociali minime (per esempio, quelle previste dalle convenzioni dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro – OIL);
- rispettare i criteri tecnici identificati da atti delegati adottati dalla stessa Commissione Europea.
Tassonomia verde europea: scenari futuri
Tutto il progetto pone quindi diverse questioni relativamente alla relazione tra tassonomia ambientale e sociale delle aziende.
La tassonomia sociale mirerà anche a far ottenere vantaggi sociali alle attività facenti parte dell’organizzazione: queste andranno a creare nuovi posti di lavoro con contribuiti di tassazione facilitati.
Andrea Pastore 30/05/2022
Obbligo di dichiarazione non finanziaria anche alle PMI
Rendicontazione non finanziaria (DNF) e in formato digitale: dal 2026 sarà estesa anche le piccole e medie imprese quotate.
Queste sono solo alcune delle novità introdotte dalla Commissione europea relative alle DNF. Il 21 aprile 2021, questa ha infatti avanzato una proposta che mira ad estendere in maniera significativa la platea di soggetti economici obbligati alla DNF. Verranno infatti assoggettate all’obbligo di redigere la dichiarazione non finanziaria anche tutte le PMI, che rappresentano il 99% delle aziende UE.
Per avere una maggiore chiarezza sulla modalità di presentazione e i requisiti richiesti di rendicontazione per le aziende, la Commissione punta sulla Tassonomia, grazie alla quale mira a superare la notevole confusione di sistemi di reporting.
La proposta della Commissione ha inoltre introdotto l’obbligo di “digital governance”, ossia quello per cui il reporting deve essere usufruibile in database integrati elettronici.
COSA CAMBIA
Attualmente solo gli “enti di interesse pubblico” con più di 500 dipendenti e che hanno superato specifici limiti di dimensione (totale dello stato patrimoniale: 20 milioni di euro e totale dei ricavi netti delle vendite e delle prestazioni: 40 milioni di euro), devono obbligatoriamente presentare una DNF.
La proposta prevede invece l’estensione dell’obbligo di rendicontazione di sostenibilità anche alle:
- Società quotate con meno di 500 dipendenti, comprendendo anche le SMEs (piccole e medie imprese) i cui titoli sono trattati su mercati regolamentari europei;
- Società di grandi dimensioni, anche se non quotate.
La DNF non sarà un obbligo, invece per:
- Le microimprese: questesono e saranno totalmente escluse dall’obbligo di rendicontazione.
- Le SMEs non quotate: queste imprese potranno infatti redigere volontariamente delle informative strutturate in materia di sostenibilità sulla base di standard coerenti con le loro caratteristiche. L’obiettivo è quello di permettere la redazione di report senza che questo impatti in maniera significativa sulla struttura amministrativa delle aziende in questione.
Cos’è la dichiarazione non finanziaria e cosa deve contenere
La Dichiarazione Non Finanziaria è il documento in cui vengono identificate ed evidenziate tutte le implicazioni di natura etica del business, integrate nella visione strategica.
Tale reportistica deve contenere tutte le informazioni utili alla comprensione del modello di gestione e organizzazione aziendale per le attività messe in atto ai fini della sostenibilità aziendale. I punti minimi da trattare sono cinque:
- Impatto ambientale: consumi di risorse energetiche e idriche, distinguendo quelle prodotte da fonti rinnovabili e non, emissioni di gas serra e inquinanti, con indicazione specifica di quelle di anidride carbonica (CO2).
- Impatto sociale: impatto attuale e futuro dell’attività relativa alla salute e sicurezza degli individui della società, in termini di rischio sanitario e altri tipi di pericoli. Iniziative di sviluppo sociale e culturale dei territori in cui opera l’impresa.
- Tutela dei lavoratori: iniziative adottate per combattere lo sfruttamento del lavoro minorile e del caporalato, favorire l’ambiente di lavoro, garantire l’inclusione e la parità di genere.
- Tutela dei diritti umani: elenco delle azioni attuate per impedire qualsiasi tipo di violazione dei diritti umani o discriminazione.
- Contrasto alla corruzione: elenco di tutti gli strumenti adoperati per contrastare la corruzione attiva (che esponenti aziendali potrebbero attuare) e quella passiva (di cui l’azienda potrebbe essere vittima).
Le aziende sono tenute a redigere questi dati a partire dai bilanci chiusi al 31 dicembre 2017e tutte le informazioni incluse devono essere conformi a standard riconosciuti a livello internazionale, primo fra tutti il GRI (Global Reporting Initiative).
La Corporate Social Responsability nella disciplina d’impresa
Alla base della volontà di estensione della rendicontazione non finanziaria anche alle piccole e medie imprese, ci sono in particolare i temi ESG (Environment, Social & Governance) e la capacità di fare impresa in modo più etico e secondo i principi dell’economia circolare, restituendo ai consumatori, ai dipendenti e all’intera comunità territoriale, una quota del valore realizzato sotto forma di un uso più rispettoso delle materie prime e dell’energia, di progetti di inclusione sociale e crescita individuale.
Questa è ciò che viene definita Corporate Social Responsibility: ossia l’insieme delle azioni messe in atto con lo scopo di affrontare in prima linea le problematiche di impatto etico e sociale e incorporarle negli obiettivi di business.
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Gruppo Sada effettua da anni la dichiarazione non finanziaria con i Bilanci di Sostenibilità grazie ai nostri valori. Abbiamo cominciato con Sabox nel 2012, con Antonio Sada & figli nel 2017 e nel 2020 con tutte le aziende del Gruppo.