Obbligo di dichiarazione non finanziaria anche alle PMI

Andrea Pastore 30/05/2022 0

Rendicontazione non finanziaria (DNF) e in formato digitale: dal 2026 sarà estesa anche le piccole e medie imprese quotate.

Queste sono solo alcune delle novità introdotte dalla Commissione europea relative alle DNF. Il 21 aprile 2021, questa ha infatti avanzato una proposta che mira ad estendere in maniera significativa la platea di soggetti economici obbligati alla DNF. Verranno infatti assoggettate all’obbligo di redigere la dichiarazione non finanziaria anche tutte le PMI, che rappresentano il 99% delle aziende UE.

Per avere una maggiore chiarezza sulla modalità di presentazione e i requisiti richiesti di rendicontazione per le aziende, la Commissione punta sulla Tassonomia, grazie alla quale mira a superare la notevole confusione di sistemi di reporting. 

La proposta della Commissione ha inoltre introdotto l’obbligo di “digital governance”, ossia quello per cui il reporting deve essere usufruibile in database integrati elettronici.

COSA CAMBIA

Attualmente solo gli “enti di interesse pubblico” con più di 500 dipendenti e che hanno superato specifici limiti di dimensione (totale dello stato patrimoniale: 20 milioni di euro e totale dei ricavi netti delle vendite e delle prestazioni: 40 milioni di euro), devono obbligatoriamente presentare una DNF.

La proposta prevede invece l’estensione dell’obbligo di rendicontazione di sostenibilità anche alle:

  • Società quotate con meno di 500 dipendenti, comprendendo anche le SMEs (piccole e medie imprese) i cui titoli sono trattati su mercati regolamentari europei;
  • Società di grandi dimensioni, anche se non quotate.

La DNF non sarà un obbligo, invece per:

  • Le microimprese: questesono e saranno totalmente escluse dall’obbligo di rendicontazione.
  • Le SMEs non quotate: queste imprese potranno infatti redigere volontariamente delle informative strutturate in materia di sostenibilità sulla base di standard coerenti con le loro caratteristiche. L’obiettivo è quello di permettere la redazione di report senza che questo impatti in maniera significativa sulla struttura amministrativa delle aziende in questione.

Cos’è la dichiarazione non finanziaria e cosa deve contenere

La Dichiarazione Non Finanziaria è il documento in cui vengono identificate ed evidenziate tutte le implicazioni di natura etica del business, integrate nella visione strategica.

Tale reportistica deve contenere tutte le informazioni utili alla comprensione del modello di gestione e organizzazione aziendale per le attività messe in atto ai fini della sostenibilità aziendale. I punti minimi da trattare sono cinque:

  1. Impatto ambientale: consumi di risorse energetiche e idriche, distinguendo quelle prodotte da fonti rinnovabili e non, emissioni di gas serra e inquinanti, con indicazione specifica di quelle di anidride carbonica (CO2).
  2. Impatto sociale: impatto attuale e futuro dell’attività relativa alla salute e sicurezza degli individui della società, in termini di rischio sanitario e altri tipi di pericoli. Iniziative di sviluppo sociale e culturale dei territori in cui opera l’impresa.
  3. Tutela dei lavoratori: iniziative adottate per combattere lo sfruttamento del lavoro minorile e del caporalato, favorire l’ambiente di lavoro, garantire l’inclusione e la parità di genere.
  4. Tutela dei diritti umani: elenco delle azioni attuate per impedire qualsiasi tipo di violazione dei diritti umani o discriminazione.
  5. Contrasto alla corruzione: elenco di tutti gli strumenti adoperati per contrastare la corruzione attiva (che esponenti aziendali potrebbero attuare) e quella passiva (di cui l’azienda potrebbe essere vittima).

Le aziende sono tenute a redigere questi dati a partire dai bilanci chiusi al 31 dicembre 2017e tutte le informazioni incluse devono essere conformi a standard riconosciuti a livello internazionale, primo fra tutti il GRI (Global Reporting Initiative).

La Corporate Social Responsability nella disciplina d’impresa

Alla base della volontà di estensione della rendicontazione non finanziaria anche alle piccole e medie imprese, ci sono in particolare i temi  ESG (Environment, Social & Governance) e la capacità di fare impresa in modo più etico e secondo i principi dell’economia circolare, restituendo ai consumatori, ai dipendenti e all’intera comunità territoriale, una quota del valore realizzato sotto forma di un uso più rispettoso delle materie prime e dell’energia, di progetti di inclusione sociale e crescita individuale.

Questa è ciò che viene definita Corporate Social Responsibility: ossia l’insieme delle azioni messe in atto con lo scopo di affrontare in prima linea le problematiche di impatto etico e sociale e incorporarle negli obiettivi di business. 

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Gruppo Sada effettua da anni la dichiarazione non finanziaria con i Bilanci di Sostenibilità grazie ai nostri valori. Abbiamo cominciato con Sabox nel 2012, con Antonio Sada & figli nel 2017 e nel 2020 con tutte le aziende del Gruppo. 

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Andrea Pastore 19/05/2022

PNRR: i 6 obiettivi da raggiungere e il principio DNSH

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) è titolare di 10 progetti di investimenti e un progetto di riforma e prevede il raggiungimento di 6 missioni in piena coerenza con i pilastri del Next Generation EU.

L’obiettivo è costruire le basi per uno sviluppo duraturo e sostenibile dell’economia garantendo una rapida attuazione dei progetti, attraverso una semplificazione degli strumenti per favorire un incremento della produttività. 

Le risorse assegnate al Mise per attivare gli investimenti ammontano a 18,161 miliardi.

Prima di approfondire punti e missioni del PNRR Nazionale, è però necessario fare un passo indietro e comprendere contesto, cause ed esigenze che hanno portato alla necessità di ideazione e attuazione di questo Piano.

PREMESSA

La pandemia da Covid-19 ha colpito l’economia italiana più di altri Paesi europei. Nel 2020, il prodotto interno lordo si è ridotto dell’8,9%, a fronte di un calo nell’Unione Europea del 6,2%. Ad essere particolarmente colpiti, sono stati donne e giovani e questi problemi sono stati ancora più accentuati nel Mezzogiorno.

Dietro la difficoltà dell’economia italiana di tenere il passo con gli altri paesi avanzati europei, c’è l’andamento della produttività, molto più lento che nel resto d’Europa. Tra le cause principali c’è l’incapacità di cogliere le molte opportunità legate alla rivoluzione digitale, dovute sia alla mancanza di infrastrutture adeguate, sia alla struttura del tessuto produttivo. Quest’ultimo è caratterizzato da una prevalenza di piccole e medie imprese che sono state spesso lente ed impossibilitate nell’adottare nuove tecnologie e muoversi verso produzioni a più alto valore aggiunto. La scarsa familiarità con le tecnologie digitali caratterizza anche il settore pubblico.

L’Unione Europea ha risposto alla crisi pandemica con il Next Generation EU (NGEU). Un programma molto ambizioso che prevede investimenti e riforme per:

  • accelerare la transizione ecologica e digitale; 
  • migliorare la formazione delle lavoratrici e dei lavoratori;
  • conseguire una maggiore equità di genere, territoriale e generazionale.  

L’Italia è la prima beneficiaria, in valore assoluto, dei due principali strumenti del NGEU: il Dispositivo per la Ripresa e Resilienza (RRF) e il Pacchetto di Assistenza alla Ripresa per la Coesione e i Territori d’Europa (REACT-EU). Il dispositivo RRF richiede a sua volta agli Stati membri di presentare un pacchetto di investimenti e riforme: il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).

ll Piano di rilancio dell’Italia

Il PNRR Nazionale si sviluppa intorno a tre assi strategici:

Transizione ecologica

Il piano mira a ridurre le emissioni inquinanti, prevenire e contrastare l’instabilità territoriale, minimizzare l’impatto delle attività di produzione sull’ambiente, migliorare la qualità della vita, la sicurezza ambientale e la competitività del nostro sistema produttivo, per lasciare una Nazione più verde e un’economia più sostenibile alle generazioni del futuro.

Digitalizzazione e innovazione

La digitalizzazione e l’innovazione di processi, prodotti e servizi rappresentano un fattore fondamentale e necessario per la trasformazione del Paese e devono essere alla base di ogni politica del PNRR.

Inclusione sociale

Garantire una piena inclusione sociale significa favorire la coesione territoriale, superare le disuguaglianze e migliorare l’economia del Paese. Le priorità sulle quali puntare in questo ambito sono: parità di genere, protezione e valorizzazione dei giovani e superamento dei divari territoriali.

Nel dettaglio, più del 20% delle risorse sono state assegnate ai progetti per la transizione digitale e più del 37% alla transizione ecologica.

Missioni del Piano

Il PNRR si articola in sei Missioni, in linea con i sei Pilastri menzionati dal Regolamento RRF (Recovery e Resilience Facility)

  • DIGITALIZZAZIONE, INNOVAZIONE, COMPETITIVITA’, CULTURA E TURISMO
  • RIVOLUZIONE VERDE E TRANSIZIONE ECOLOGICA
  • INFRASTRUTTURA PER UNA MOBILITA’ SOSTENIBILE
  • ISTRUZIONE E RICERCA
  • INCLUSIONE E COESIONE
  • SALUTE

Ogni missione contiene un determinato numero di «componenti» pari a 16. 

Le Amministrazioni pubbliche sono le responsabili dell’attuazione dei singoli interventi richiesti dal PNRR, le quali hanno il compito di effettuare i controlli sulle procedure e garantire la tracciabilità di tutte le operazioni. 

Il 30 dicembre 2021 il Ministero dell’economia e delle finanze (MEF) ha pubblicato una Guida Operativa per aiutare le Amministrazioni a valutare gli interventi da finanziare nell’ambito del PNRR. Il documento, in particolare, ha lo scopo di fornire tutte le indicazioni per la verifica del rispetto del Principio di «non arrecare danno significativo all’ambiente». Questo stabilisce che tutte le misure dei Piani Nazionali per la Ripresa e la Resilienza (PNRR), debbano essere conformi al principio del “Do No Significant Harm” (DNSH), sancito dal Regolamento Tassonomia all’art. 17. 

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza agisce in un arco temporale che va dal 2021 e al 2026. 

Il Principio DNSH e i 6 obiettivi ambientali

Questo principio ha origine da una complessa ed elaborata normativa europea ossia: la Tassonomia delle attività economiche ecosostenibili. Questa definisce e classifica quali attività economiche possono definirsi sostenibili e a quali condizioni. In questo modo l’Unione Europea intende superare definitivamente l’assenza di una definizione univoca del concetto di sostenibilità. 

A raggiungimento di tale scopo, sono stati innanzitutto individuati 6 obiettivi ambientali: 

  1. Mitigazione dei cambiamenti climatici 
  2. Adattamento ai cambiamenti climatici
  3. Uso sostenibile e protezione delle acque e delle risorse marine
  4. Transizione verso un’economia circolare 
  5. Prevenzione e riduzione dell’inquinamento 
  6. Protezione e ripristino della biodiversità e degli ecosistemi

Alla luce delle missioni elencate, la Tassonomia ha previsto 3 requisiti che un’attività deve rispettare per essere definita eco-sostenibile: 

  • Deve fornire un contributo sostanziale ad uno dei sei obiettivi ambientali; 
  • Non deve arrecare un danno significativo a nessuno degli altri obiettivi ambientali (DNSH); 
  • Deve rispettare le garanzie sociali minime.

È in questo contesto che si inserisce quindi, il principio di «non arrecare danno significativo», come requisito di sostenibilità ambientale.

La scelta di subordinare i fondi del PNRR al totale rispetto del principio di DNSH è strettamente connessa alla strategia europea del nuovo Green Deal (dal quale discende a sua volta lo stesso progetto della Tassonomia) ed è finalizzata a favorire la transizione verde di tutto il continente europeo

GRUPPO SADA grazie ai VALORI che da sempre lo contraddistinguono, si impegna ad agire quotidianamente nell’ambito del rispetto del principio DNSH e degli obiettivi ambientali menzionati creando progetti di miglioramento con clienti e fornitori per ridurre i suoi impatti di filiera.  

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Andrea Pastore 24/06/2015

Spazio Alla Responsabilità 2015 - Antonio Sada & Figli

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Valentina Sada presenta H2OBOX a "Spazio Alla Responsabilità 2015".

 

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Massimo D Auria 23/11/2016

Pioggia di Premi per il Gruppo Sada al Best In Flexo 2016

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Ancora successi per il Gruppo Sada, dopo la vittoria dell'Oscar della Stampa come Best Green Printer con Sada Packaging, una giuria formata da esperti della stampa flessografica ha fatto salire per ben due volte sul podio del Best In Flexo (premio alla qualità di stampa flessografica ideato e promosso da ATIF, Associazione Tecnica Italiana per la Flessografia e rivolto a stampatori e converter italiani) l'Antonio Sada & Figli.

Il gradino più alto della categoria Stampa Flexo Post Print su Cartone Ondulato Patinato se l'è aggiudicato il vassoio Barilla Flauti - Pangoccioli Mulino Bianco.

Nella categoria Stampa Flexo Post Print su Cartone Ondulato Kraft ha ottenuto il secondo posto il display Ferrero Duplo Chocnut White.

Queste le motivazioni della giuria per la conquista del gradino più alto del podio:

" Per l'esemplare dimostrazione della crescita della Stampa Flessografica Post Print. Quadricromia riprodotta in modo eccellente, ottima riproduzione foto-realistica in linea con le esigenze di immagine del brand. "

A ritirare i premi e a rappresentare l'azienda durante la kermesse sono stati: Gerardo Budetti (Responsabile Tecnico di Antonio Sada & Figli) e Valentina Sada (Marketing Manager Gruppo Sada).

Complimenti a tutto lo staff del Gruppo Sada per gli ottimi risultati!

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