Imballaggi a prova di bambino: cosa stabiliscono le nuove norme UNI
Andrea Pastore 20/09/2021 0
I bambini sono curiosi e imprevedibili, e proprio per questo sono maggiormente esposti agli incidenti domestici. Alcuni di questi possono essere causati dall’ingestione di sostanze caustiche o di medicinali lasciati accidentalmente incustoditi.
Ciò ha reso necessaria l’introduzione sul mercato di sistemi che consentissero di limitare l’assunzione per via orale di sostanze potenzialmente cancerogene e pericolose.
Da quando sono stati introdotti sul mercato, gliimballaggi a prova di bambino hanno fornito un contributo positivo alla prevenzione degli incidenti domestici.
In tal senso, l’UNI ha pubblicato due norme che regolamentano gli standard degli imballaggi di questa tipologia.
Normativa UNI per gli imballaggi a prova di bambino
I riferimenti normativi per quanto riguarda la produzione di imballaggi sono i seguenti:
- UNI EN ISO 8317:2005 - “Imballaggi a prova di bambino – Requisiti e procedure di prova per imballaggi richiudibili”
- UNI EN 14375:2004 - “Imballaggi non richiudibili a prova di bambino per prodotti farmaceutici – Requisiti e prove”.
La norma UNI EN ISO 8317 è stata elaborata per offrire i riferimenti e le caratteristiche che devono avere gli imballaggi richiudibili. Questa normativa riguarda il confezionamento di prodotti per l’igiene della casa, i solventi e i preparati acidi o alcalini, e tutte quelle sostanze che possono risultare pericolose o cancerogene.
La norma UNI EN 14375 è pensata per gli imballaggi non richiudibili utili per il confezionamento di prodotti farmaceutici, come le confezioni monodose, i blister e le confezioni per capsule e compresse.
Gli imballaggi devono essere sottoposti a prove di conformità; devono inoltre essere resistenti e a prova di apertura da parte dei bambini. Allo stesso tempo, devono permettere un facile utilizzo da parte degli adulti. In tal senso, questi prodotti vanno testati sia con i bambini che con i grandi.
L’imballaggio risulta conforme se risponde a determinati requisiti, valutati proprio attraverso i test.
Nel dettaglio, l’imballaggio è a prova di bambino se i soggetti partecipanti al test non sono riusciti ad accedere al contenuto del packaging entro i primi cinque minuti, mentre nel caso degli imballaggi non richiudibili, se non sono riusciti ad accedere a più di otto monodosi, sempre nei primi cinque minuti.
Il packaging è poi testato dagli adulti, selezionati tra persone che non hanno familiarità con questo tipo di imballaggio.
Nel caso degli adulti, l’imballaggio è ritenuto conforme se almeno il 90% dei soggetti è riuscito ad accedere alla monodose in un minuto. Nel caso degli imballaggi richiudibili, invece, la conformità viene decretata se il 90% dei partecipanti riesce a fruire dell’imballaggio nei primi cinque minuti, richiudendolo nel minuto successivo.
I risultati devono essere documentati tramite i diagrammi di prova, poi vanno interpretati e valutati. Una volta raggiunti i requisiti, gli imballaggi possono dirsi sicuri e quindi pronti per essere immessi sul mercato.
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Andrea Pastore 17/11/2022
Italia-UE scontro sugli imballaggi: cambiare strada è opportuno?
Il nuovo Piano d’azione europeo per l’economia circolare intende garantire che “tutti gli imballaggi sul mercato UE siano riutilizzabili o riciclabili in modo economico entro il 2030”. Questo regolamento disciplinerà uso, reimpiego e riciclo di contenitori ed imballaggi e verrà rilasciato il prossimo 30 novembre come parte del pacchetto sull’economia circolare. Esso nasce dalla volontà di ridurrela quantità di imballaggi immessi sul mercato, promuovere il loro riutilizzo anche con l’uso di sistemi di deposito fino al riciclo, mantenendo la qualità della materia prima seconda impiegata.
Se sarà approvato avrà delle conseguenze importanti sulla manifattura ed il commercio perché punta sul modello di riutilizzo degli imballaggi a scapito di quello di riciclo.
L’Italia tasso di riciclo per gli imballaggi al 70%: dalla discarica al sistema integrato Conai
L’Italia è un paese privo di materie prime che ha fatto da sempre di necessità virtù, diventando trasformatrice e sviluppando il sistema del riciclo. Ha una grande tradizione di riciclo perché di fatto produce beni alimentari, quindi deperibili. Le merci che produce sono acquistate ed apprezzate da tutto il mondo e devono viaggiare integre, sicure e senza possibilità di contaminazione. Il sistema consortile italiano Conai è un sistema di eccellenza che opera da 25 anni, rappresenta la filiera produttiva dell’imballaggio e raggruppa circa 3.300 aziende. Ha segnato il passaggio da un sistema di gestione basato sulla discarica ad un sistema integrato, che si basa sulla prevenzione, sul recupero e sul riciclo dei sei materiali da imballaggio: acciaio, alluminio, carta, legno, plastica-bioplastica e vetro.
In Italia coinvolge oltre 700.000 aziende ed impiega 6 milioni di addetti. Grazie a Conai, il nostro Paese ha raggiunto un tasso di riciclo per gli imballaggi pari a circa il 70%, raggiungendo con 9 anni di anticipo gli obiettivi europei per il 2030. Tra i materiali più virtuosi, vi sono il vetro e la carta. Merito di questo sistema, è il recupero del 76,6% del vetro (75% è il target 2030) e l’85% di carta e cartone (già raggiunto il target 2050), mentre sul riciclo di altri materiali, tra cui quello della plastica, vengono impegnate 350 imprese.
A supporto, Conai e altri dati di sistemi indipendenti di raccolta e riciclo dicono che il riutilizzo degli imballaggi è praticato in tutti i casi in cui vi sia un senso logistico, economico o ambientale e l’Italia è il Paese a maggiore efficienza nel rigenerare nuove materie prime in materiali usati. Se si somma al riciclo anche il recupero energetico, il totale degli imballaggi sottratti alla discarica diventa dell’83,7%, quasi 11 milioni di tonnellate, pari a 7 imballaggi su 10.
Una scelta che va supportata e giustificata da dati: il riutilizzo è sostenibile?
Siamo solidali con chi afferma che il riutilizzo può essere uno strumento importante ma non l’unico. È strettamente necessario tenere conto delle ripercussioni ambientali ed economiche, della tipologia dei prodotti e della situazione reale in cui si trovano le imprese. Inoltre, le scelte devono essere supportate da valutazioni tecnico scientifiche che consentano a parità di diritti ambientali, di perseguire quei modelli che comportano benefici maggiori sotto il profilo economico e sociale. Sarebbe prima necessario avere risultanze adeguate sul reale rapporto tra impatti ambientali e costi/benefici che derivano da questi sistemi. Qualora dovesse essere favorito il riuso, dove verranno portati tutti gli imballaggi che prima erano virtuosamente destinati al riciclo?
Inoltre, meno di un anno fa, il PNRR ha previsto investimenti per 2,1 miliardi di euro per migliorare la capacità di gestione efficiente e sostenibile dei rifiuti e il paradigma della circular economy. Queste risorse puntano a finanziare progetti per il rafforzamento delle infrastrutture per la raccolta differenziata e l'ammodernamento o lo sviluppo di nuovi impianti di trattamento, colmando il divario tra Nord e Sud del Paese e realizzando progetti flagship altamente innovativi per le filiere strategiche. Attualmente, il Ministero della transizione ecologica sta chiudendo le graduatorie per l’erogazione dei finanziamenti. Con questa azione afferma che se il modello nazionale basato sulla raccolta differenziata funziona, come quello del riciclo, la normativa comunitaria deve supportarlo e non sostituirlo con uno nuovo dall’efficacia incerta.
Fonte: Il Sole 24 Ore – www.conai.org - https://ec.europa.eu
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